GIORGIO MARRAPODI

(Alessandra Giorda) Continua la seconda parte dell’intervista con S.E. l’Ambasciatore d’Italia ad Ankara, Giorgio Marrapodi. Italia-Turchia, due Paesi diversi, ma spesso uniti fin dalla storia antica che continuano a viaggiare a braccetto. L’opera lirica, la musica e le arti sono elementi ponte per l’unione di due culture vicine e lontane allo stesso tempo. Quale città turca ha conquistato l’Ambasciatore? Quale  opera lirica consiglia e perchè come primo approccio per i giovani a questo Patrimonio dell’UNESCO? Come procedono gli studi della lingua turca che tanto affascina l’intervistato? Tutto questo e molto altro nell’intervista a seguire.

Ambasciatore Giorgio Marrapodi

Crede che anche l’opera lirica italiana possa esercitare in Turchia un’influenza simile alle soap opera nel senso di avvicinare sempre più persone, soprattutto giovani, alla nostra cultura musicale?

L’opera lirica è certamente un prodotto culturale musicale articolato e per certi versi impegnativo, ma che ha dimostrato di sapere coinvolgere ogni generazione. Ciò perché l’opera mette in scena le emozioni umane universali, comuni a tutti, come l’amore, l’amicizia, la famiglia, il successo, il fallimento, la morte, la gelosia, la vendetta, il sacrificio, la speranza, ma oltre alle emozioni – positive e negative – trasmette valori a cui ispirarsi. L’opera lirica è in fondo trasmissione di emozioni in musica, per cui ciascuno può avvicinarsi alla sua comprensione e riconoscersi in quello che viene rappresentato. Questi sentimenti appartengono a tutte le culture e la lirica è in grado di rappresentarle con intensità amplificate dalla potenza della musica e dalla recitazione, coinvolgendo il pubblico, anche più giovane, dal punto di vista emotivo.

Se dovesse consigliare a un giovane turco un’opera lirica italiana da vedere per la prima volta, quale sceglierebbe e perché?

Trovo che il “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini sia emblematico sotto diversi aspetti. Di quest’opera credo che il pubblico giovane possa apprezzare in particolare la musica briosa, vorticosa, travolgente e scintillante. Le potenzialità espressive del genere dell’opera buffa trovano la loro perfetta realizzazione proprio in quest’opera straordinaria che unisce intelligenza, comicità, maestria musicale e coinvolgimento teatrale. La storia, vivace e divertente, è attraversata da melodie famose e memorabili, mette in scena travestimenti, inganni, equivoci tipici del genere comico della tradizione italiana, che ebbe larga fortuna. I personaggi sono caratterizzati con grande efficacia e psicologicamente ben delineati. Inoltre i temi della libertà e dell’astuzia, dell’amore dei giovani contro il conformismo e l’autorità degli anziani, possono essere argomenti d’interesse ancora oggi, soprattutto per le nuove generazioni.

Lei ha avuto modo di vivere in diversi Paesi nel corso della sua carriera diplomatica. Cosa l’ha colpita di più della cultura turca dal suo arrivo ad Ankara?

Sono rimasto colpito dalle solide interconnessioni che legano Italia e Turchia, in modo profondo, e dalla grande stima che il nostro Paese gode da parte del popolo turco. In tutto il Paese, dalle grandi città ai villaggi più remoti, dalle sale dei musei alle missioni archeologiche, trovo conferma della nostra appartenenza ad una storia comune, ad identità che si intrecciano, a civiltà che si incontrano nella diversità. L’amicizia tra i due Paesi è il risultato di una lunga storia di relazioni diplomatiche, culturali ed economiche, che affonda le radici nei secoli, ma si è rafforzata in modo significativo nel XX e XXI secolo. Siamo Paesi del Mediterraneo con tradizioni e un passato comuni, eredi di civiltà straordinarie, il cui patrimonio artistico e culturale è riconosciuto universalmente, portatori di valori condivisi come il dialogo, la pace e la stabilità. Si tratta di collegamenti che mi colpiscono ogni volta che ne incontro traccia.

Istanbul

C’è un luogo o un’esperienza in Turchia che ha sentito particolarmente vicina alla sensibilità italiana?

Istanbul rappresenta il luogo che più di tutti raccoglie testimonianze della presenza italiana in Turchia. Anzitutto si tratta di una città cosmopolita, che nel corso della sua storia millenaria, è stata attraversata e ha accolto tante diverse culture: greca, romana, bizantina, ottomana. In questo contesto speciale, anche la cultura italiana è diventata parte integrante, dinamica e viva della città, contribuendo a definirne il volto. Dai genovesi a Galata, ai veneziani del quartiere di Beyoglu, per arrivare, in tempi più vicini a noi, a pittori (Fausto Zonaro, Leonardo De Mango), architetti (Giulio Mongeri, Raimondo D’Aronco) e tanti professionisti, intraprendenti e attivi in vari settori, ciascuno di essi ha trapiantato tradizioni e costumi delle diverse parti d’Italia in questa città, dando vita sul Bosforo a un microcosmo culturale italiano straordinario ed eccezionale.       

 

Qual è la sua opera lirica preferita?

E’ difficile indicarne una. Non essendo un critico o un professionista del settore, inevitabilmente le mie preferenze sono legate a ricordi personali, per cui direi l’AIDA che vidi al Metropolitan di New York, perché mi riporta con la memoria ad un viaggio con mia moglie nel 2002. Oppure Don Carlo e Giovanna d’Arco, anche questi legati a un bel viaggio di famiglia a Parma.

Certamente ho una predilezione per le opere di Giuseppe Verdi.   

 Un sogno personale o professionale che vorrebbe realizzare durante il suo mandato in Turchia?

In questi anni abbiamo raggiunti tanti risultati. I due vertici intergovernativi, nel 2022 ad Ankara e nel 2025 a Roma, i nuovi rafforzati meccanismi di consultazione politica tra i due paesi, le importanti cooperazioni industriali avviate, la crescita degli scambi commerciali nonostante una generalizzata incertezza dei mercati a livello mondiale, un’accresciuta collaborazione negli scambi scientifici, la lotta ai flussi migratori illegali sono tutti risultati che testimoniano il lavoro fatto in questi anni tra Italia e Turchia. Ma ogni obiettivo raggiunto deve essere un nuovo punto di partenza e quindi continuiamo a mettere in cantiere nuove iniziative. Naturalmente un sogno professionale c’è, ci stiamo lavorando, ma…direi che lo sveliamo quando sarà realizzato.

Ambasciatore Giorgio Marrapodi

Il sogno personale sarebbe quello di parlare bene la lingua turca che trovo affascinante. Ho studiato turco tutti i giorni, per almeno 30 minuti, dall’agosto 2021, ovvero dal giorno successivo alla mia designazione da parte del Governo italiano. Continuo a farlo ancora oggi e sono contento di quanto sono riuscito a imparare e della capacità acquisita di una “conoscenza funzionale”. Sarei felice di avere una conoscenza più ampia della lingua, credo che continuerò a studiarla anche in futuro.

Clicca qui sotto per leggere la prima parte dell’intervista a S.E. l’Ambasciatore d’Italia in Turchia Giorgio Marrapodi

GIORGIO MARRAPODI: OPERA LIRICA E MUSICA TRA I FIORI ALL’OCCHIELLO DELLE RELAZIONI BILATERALI ITALIA-TURCHIA