(Alessandra Giorda) In questa parte di “Talenti in Luce” -lo speciale di TV2 Opera, segue intervista a fondo articolo – Vi racconto il mio primo incontro con il teatro di Poda che risale al 2018 quando rimasi folgorata dalla “sua” Turandot di Giacomo Puccini al Teatro Regio di Torino con un allestimento che si distinse per un’estetica “bianca e metafisica”, con personaggi eterei. Uno di quegli spettacoli che colpisce profondamente e capaci di lasciare un segno duraturo nella mente di chi assiste. Non fu soltanto la forza dell’impianto visivo a colpirmi, ma la percezione di un tempo sospeso, quasi rituale, in cui il dramma si faceva astrazione e meditazione sul potere, sulla solitudine e sul destino.

Nel panorama della regia operistica contemporanea, Stefano Poda occupa un luogo singolare e riconoscibile: quello di un artista che concepisce il teatro come spazio mentale prima ancora che narrativo. Le sue regie non si limitano a interpretare un titolo, ma ne scavano la materia profonda, trasformando l’opera in un’esperienza visiva e simbolica in cui musica, luce, gesto e silenzio concorrono a un unico disegno.
La cifra poetica attraversa in modo coerente anche lavori apparentemente lontani tra loro, come la celebre Aida di Giuseppe Verdi, soprannominata l’Aida “di cristallo” –all’Arena di Verona- e il recente Tamerlano di Händel, alla Dubai Opera. Nel caso di Aida, la trasparenza delle scene non era un esercizio estetico, bensì una metafora potente: il cristallo come simbolo di fragilità e di esposizione, di un potere che si riflette e si infrange, lasciando i personaggi nudi di fronte alle proprie contraddizioni interiori.
In Tamerlano, il regista trentino, prosegue questa indagine spostandola su un piano ancora più psicologico. Il potere non è mai trionfante, ma solitario: la tirannia convive con la vulnerabilità e l’azione lascia spazio all’introspezione. L’opera di Händel diventa così una riflessione senza tempo sull’ambiguità del comando e sulla possibilità – fragile, ma presente – di redenzione.
Mettere in scena Tamerlano alla Dubai Opera assume inoltre un valore simbolico forte: in un luogo di incontro tra culture, il teatro di Poda parla un linguaggio universale, fatto di immagini archetipiche e silenzi eloquenti. Un teatro che non cerca di spiegare, ma di rivelare, invitando lo spettatore a un ascolto più profondo, non solo della musica, ma di sé stesso. Intanto Poda, anche questa volta, supera sé stesso lasciando un segno indelebile nella mente dello spettatore e nel mondo dell’opera lirica collezionando un successo dopo l’altro a livello planetario.
STEFANO PODA TRIONFA ALLA DUBAI OPERA FIRMANDO UN “TAMERLANO” DI HANDEL VISIONARIO ED EPOCALE
