Stefano Poda Tosca TV2 Opera

TOSCA- PUCCINI- TEATRO REGIO TORINO

Alessandra Giorda(Alessandra Giorda) La Tosca di Giacomo Puccini nel superbo allestimento di Stefano Poda al Regio di Torino è un kolossal visivo tra ologrammi e dramma umano. Nel nuovo allestimento del teatro lirico torinese in coproduzione con Аbау Kazakh National Ореrа, la regia totale di Poda trasforma l’opera di Puccini in un’installazione d’arte contemporanea.  L’impatto visivo? Elegante e raffinato che si snocciola in un set atemporale.

Entrare al Teatro Regio per questa Tosca significa immergersi in un universo parallelo. Stefano Poda, che firma con la consueta maestria regia, scene, costumi e luci, decide di scardinare la Roma del 1800. Sul palco non vediamo la Chiesa di Sant’Andrea della Valle o Palazzo Farnese, ma una monumentale architettura geometrica. Grandi cubi di vetro racchiudono ologrammi e statue, mentre elementi dell’Ancien Régime si scontrano con la modernità. È un allestimento che non lascia indifferenti  per la sua sbalorditiva bellezza visiva che trova collocazione in  un esperimento visivo straordinario che dimostra come l’opera possa dialogare con l’arte contemporanea.

Il Dramma Umano contro la Geometria dove forse il vero rischio di regie così imponenti è che il fasto scenico schiacci l’intimità dei personaggi, ma Stefano Poda ha argutamente saputo valorizzarli: i movimenti geometrici dei figuranti non rischiano di distrarre dalla passione tra Tosca e Cavaradossi. Tuttavia, la magia scatta nel secondo atto. Nel serrato e violento confronto tra la Tosca di Chiara Isotton e lo Scarpia di Roberto Frontali, la freddezza della pietra e del vetro si rompe. L’umanità disperata e brutale emerge con forza, regalando al pubblico una tensione teatrale memorabile.

A tenere le fila di questo titanico spettacolo c’è la concertazione del M° Andrea Battistoni. La sua direzione alla guida dell‘Orchestra del Regio, sempre vanto italiano, è talvolta troppo energica tale da non dare spazio ai cantanti. E’ tagliente, priva di facili sentimentalismi, ma ricchissima di colori.

Sul fronte vocale, Chiara Isotton incarna una Tosca fiera e vocalmente solida, applauditissima nel suo “Vissi d’arte” iniziando una delle maggiori struggenti arie cantando  in posizione supina, non certo facile per un cantante. Il soprano bellunese ha dato sfoggio di  forte impatto teatrale. Ha unito presenza scenica magnetica e una vocalità di autentica scuola italiana: il timbro caldo, la linea di canto fluida e la cura del fraseggio le hanno permesso di delineare un personaggio credibile e coinvolgente, magistralmente vera.  Ha saputo alternare energia drammatica e delicatezza espressiva, restituendo tutta la complessità emotiva dell’eroina pucciniana.

Accanto a lei, Roberto Frontali tratteggia uno Scarpia di grande esperienza scenica, cinico, autoritario e spietato, dominatore della scena sin dal suo ingresso. L’interprete restituisce con efficacia la complessità psicologica del capo della polizia pontificia, mettendone in luce tanto la brutalità quanto l’ambigua eleganza. Se sul piano vocale non tutte le emissioni appaiono ugualmente rifinite e qualche suono risulta meno saldo rispetto alla consueta cifra interpretativa dell’artista, la forza del personaggio emerge grazie a un fraseggio incisivo e a una presenza teatrale che mantiene costante la tensione drammatica.

Martin Muehle veste i panni di Mario Cavaradossi con generosità vocale e temperamento. Il tenore conquista per lo squillo degli acuti, la solidità dell’emissione e una linea di canto ampia e ben sostenuta, qualità che valorizzano le grandi pagine pucciniane affidate al personaggio. In “Recondita armonia” e soprattutto in “E lucevan le stelle” mostra una vocalità sonora e comunicativa, capace di unire slancio eroico e partecipazione emotiva. La sua interpretazione restituisce un Cavaradossi appassionato e idealista, animato da sincera intensità drammatica.

Plausi si spendono per il  Coro delle voci bianche istruito molto bene dal M° Claudio Fenoglio e per il  Coro ugualmente ben istruito dal M° Gea Garatti Ansini.

Completano efficacemente il cast i comprimari, tutti ben inseriti nell’economia dello spettacolo e capaci di contribuire alla riuscita di una rappresentazione che ha trovato il suo punto di forza nell’equilibrio tra tensione teatrale e resa musicale.

Una Tosca che fa discutere? Si, ed è un bene: il teatro d’opera deve generare dibattito. Poda ha creato uno spettacolo visivamente indimenticabile che, anche se c’è chi nota qualche eccesso di simbolismo, restituisce la potenza immortale di Puccini. Una produzione da vedere assolutamente.

 

(Recensione  Premiere del 12/06/2026)

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