(Alessandra Giorda) In occasione della Premiere al Teatro Regio di Torino di Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc, in scena fino al 12 aprile, l’intervista a Suor Marisa delle Carmelitane di Torino- presente con le consorelle come spettatrici in teatro- che offre una lettura spirituale e profondamente umana dell’opera.
Attraverso le sue parole emergono riflessioni sulla fede, sulla fragilità e sul coraggio, temi centrali del capolavoro tratto dal testo di Georges Bernanos, che continua a parlare con forza anche alla sensibilità contemporanea. Un punto di vista autentico e raro, capace di illuminare dall’interno il mondo claustrale raccontato nell’opera e di offrire al pubblico nuove chiavi di lettura, tra musica, spiritualità e dimensione umana.
Quale emozione ha provato assistendo a Dialoghi delle Carmelitane?
Conoscevo già il testo di Bernanos, ma assistere alla rappresentazione teatrale è stato decisamente coinvolgente. Ho provato ammirazione per la Priora (Madame de Croissy), pena per Blanche, simpatia per Suor Costanza.
Si è riconosciuta nello spirito delle Carmelitane raccontate nell’opera?
Mi sono riconosciuta nella Priora (Madame de Croissy), nonostante la sua morte tragica, per l’atteggiamento aperto e umano e per la chiarezza con cui si è rivolta a Blanche fin dall’inizio. Non ho condiviso lo spirito di Madre Maria, volontaristico e attaccato al “merito”, anche se ha saputo infine cogliere e accettare il disegno di Dio su di lei.
Quale momento dell’opera l’ha toccata maggiormente?
Certamente la scena finale è la più toccante. Così come la morte della Priora.
Conoscendo già il testo, però, sono stata colpita particolarmente da un’altra scena e cioè dal dialogo fra Blanche e il fratello, soprattutto per l’originale rappresentazione della “grata” costituita dalle monache stesse, che potrebbe avere anche il significato metaforico di una comunità religiosa che – se non intesa correttamente nel suo valore – può dividere anziché unire.
Infine, ciò che particolarmente mi tocca, nel testo teatrale, è l’interpretazione-chiave di Suor Costanza: la morte della Priora è una sorta di “scambio” con la morte di Blanche: la Priora, grazie al cammino umano e spirituale compiuto nella vita, avrebbe affrontato la morte diversamente, ma può aver offerto volentieri il sacrificio di una morte “umiliante” per amore di Blanche.
Quanto può la musica e l’opera avvicinare alla spiritualità?
La musica può sicuramente essere di aiuto nella preghiera e quindi avvicinare alla spiritualità. Da ragazzina sono stata tante volte colpita dai canti religiosi che hanno amplificato in me la portata della Parola di Dio.
Per quanto riguarda l’opera, non sono esperta, ma penso che un’opera come i “Dialoghi” possa far conoscere il mondo claustrale, a chi non lo conosce, in modo interessante e aprire a qualche domanda di senso.
Pensa che un’opera come questa possa parlare anche ai giovani?
Sì, penso di sì.
La musica può essere una forma di preghiera?
La musica può aiutare e favorire la preghiera. Non ho mai pensato alla musica come “forma di preghiera”; però, in effetti, musiche come ad esempio quella di Bach possono costituire per chi le compone e le esegue una forma di preghiera e favoriscono la preghiera in chi le ascolta.
Qual è il messaggio più attuale di Dialoghi delle Carmelitane oggi?
Penso che la riflessione sulla “debolezza” di Blanche, con le sue ferite e debolezze, possa essere oggi molto attuale: si contrappone alla sicurezza e durezza di Madre Maria mentre viene sostenuta dalla comprensione della Priora e anche dalla sincera condivisione di Suor Costanza.
Il tema del coraggio e della fede è ancora vivo nella società contemporanea?
Sì, penso di sì, nonostante l’apparenza di superficialità.
Quale messaggio invia a chi legge questa intervista?
Consiglio di leggere con profondità il testo di Bernanos per comprendere come il Signore non cerca in noi la fortezza o l’eroismo e tantomeno la “perfezione” ma l’abbandono e la fiducia in Lui, il sincero desiderio di ascoltarlo e seguire “le Sue vie”, che richiede non meno abnegazione e sacrificio del proprio “io”.
A seguire la recensione della Premiere del 3 Aprile 2026
RECENSIONE- DIALOGUES DES CARMELITES- TORINO –
