Alessandra Giorda(Alessandra Giorda) Con Dialogues des Carmélites, Francis Poulenc firma uno dei capolavori più intensi del Novecento musicale, e la nuova produzione del Teatro Regio di Torino restituisce con forza la dimensione spirituale, emotiva e teatrale di un’opera che continua a parlare al presente con sorprendente attualità.

Ambientata durante la Rivoluzione francese e ispirata al testo di Georges Bernanos, l’opera racconta la vicenda delle Carmelitane di Compiègne e, in particolare, il percorso umano e spirituale di Blanche de la Force, giovane donna fragile e timorosa che trova nel convento una ricerca di pace interiore, fino all’atto finale di coraggio e abbandono.

La regia, di Robert Carsen, ripreso a Torino da Christophe Gayral sceglie una linea essenziale e raccolta, privilegiando l’introspezione psicologica dei personaggi e la dimensione comunitaria della vita claustrale. Lo spazio scenico, sobrio e misurato, diventa luogo simbolico della coscienza e della fede, dove il silenzio assume un valore drammaturgico fondamentale.

Particolarmente efficace la gestione delle dinamiche corali, che restituiscono il senso della comunità religiosa come organismo vivo, capace di sostenere ma anche, talvolta, di creare distanza. La scena del dialogo tra Blanche e il fratello, con la suggestiva rappresentazione della “grata” costituita dalle monache stesse, si rivela uno dei momenti più significativi della lettura registica.

La partitura di Poulenc si conferma protagonista assoluta. La scrittura musicale alterna momenti di intensa rarefazione a improvvise tensioni drammatiche, costruendo un percorso emotivo che accompagna lo spettatore fino alla celebre e sconvolgente scena finale.

La sempre eccellente Orchestra del Teatro Regio di Torino restituisce con precisione e sensibilità le sfumature della partitura, valorizzando la trasparenza timbrica e la tensione narrativa. Plausi anche per il Coro istruito da Gea Garatti Ansini, mentre la direzione musicale affidata Yves Abel che  sottolinea con equilibrio la dimensione spirituale dell’opera, evitando ogni eccesso e privilegiando la purezza del suono e la chiarezza delle linee vocali.

Al centro della narrazione emerge la figura di Blanche de La Force, portata in scena da Ekaterina Bakanova che mette in luce il simbolo di una fragilità profondamente contemporanea. La sua paura, le sue esitazioni e il suo cammino verso il coraggio diventano il cuore emotivo dell’opera. Il soprano russo offre una prova vocalmente eccellente e scenicamente convincente. La sua interpretazione restituisce con grande sensibilità la fragilità e l’inquietudine del personaggio, attraverso una linea di canto raffinata, capace di muoversi con naturalezza tra momenti di intima rarefazione e slanci di forte tensione drammatica. Sul piano attoriale, la Bakanova costruisce una Blanche credibile e profondamente umana, delineando con misura il percorso interiore della giovane protagonista, dalla paura iniziale fino alla progressiva conquista di una consapevolezza più profonda, culminante in un finale di intensa partecipazione emotiva.

Accanto a lei, la Priora Madame de Croissy – Sylvie Brunet-Grupposo- si impone come figura di grande intensità, soprattutto nella scena della morte, uno dei momenti più drammatici e umanamente toccanti dell’intera partitura. La sua sofferenza, lontana da ogni idealizzazione, restituisce una visione autentica della fede come percorso complesso e umano. Vocalmente il soprano francese si distingue per il timbro scuro e autorevole e per un fraseggio intenso e scolpito, particolarmente efficace nel delineare la sofferenza e l’umanità della Priora, culminando in una scena della morte di forte impatto emotivo.

Nel ruolo di Madame Lidoine, Sally Matthews offre una prova di equilibrio vocale e autorevolezza interpretativa. La sua vocalità, luminosa e ben proiettata, si distingue per la qualità del fraseggio e per la naturalezza con cui modella le linee musicali di Poulenc, restituendo una figura di Priora intensa ma al tempo stesso umana. La Matthews riesce a trasmettere serenità e fermezza spirituale attraverso una lettura musicale elegante, sostenuta da un controllo tecnico sicuro e da una presenza scenica misurata e convincente.

Di particolare freschezza e luminosità la Soeur Constance di Francesca Pia Vitale, che conquista per spontaneità e musicalità. La voce, chiara e agile, si adatta perfettamente alla scrittura di Poulenc, restituendo la leggerezza e la purezza del personaggio senza rinunciare a una solida costruzione musicale. Sul piano interpretativo, la Vitale delinea una Soeur Constance vivace e luminosa, capace di portare una dimensione di dolcezza e speranza all’interno della tensione drammatica dell’opera.

Plausi al tutto il resto del lungo cast

Dialoghi delle Carmelitane si conferma un’opera sorprendentemente attuale. Il tema della fragilità, incarnato da Blanche, parla alla sensibilità contemporanea, così come il confronto tra paura e coraggio, tra fede e dubbio. In un’epoca segnata da incertezze e cambiamenti, l’opera di Poulenc invita a riflettere sul significato della libertà interiore, della fiducia e della solidarietà umana. Uno spettacolo che non si limita a raccontare una vicenda storica, ma apre interrogativi universali, lasciando nello spettatore una traccia profonda e duratura.

Una serata di grande teatro musicale, capace di unire bellezza, riflessione e commozione.

Recensione della recita del 3 Aprile 2026

A seguire intervista ad una vera Suora delle Carmelitane di Torino presente alla Premiere

SUOR MARISA, VERA SUORA CARMELITANA, RACCONTA FEDE, PAURA E CORAGGIO NEL CAPOLAVORO DI POULENC AL REGIO DI TORINO –

Intervista a Ekaterina BaKanova

INTERVISTA A EKATERINA BAKANOVA –