Salvatore dall'isola

Alessandra Giorda(Alessandra Giorda) C’è un Puccini che appartiene alla storia della musica e uno che, sorprendentemente, continua a parlare al presente. È da questa intuizione che nasce la graphic novel – Ciao Giacomo, a me sembran tutti matti!– di Salvatore Dell’Isola, un progetto che rilegge il compositore lucchese attraverso uno sguardo contemporaneo, mettendo in dialogo le sue eroine, le sue fragilità e le sue storie con le inquietudini del nostro tempo. Un racconto visivo e narrativo che rompe i confini tradizionali dell’opera lirica, portandola fuori dai teatri e avvicinandola alle nuove generazioni attraverso il linguaggio immediato del fumetto.

Nel suo lavoro, Puccini non è soltanto il grande autore di melodrammi immortali, ma diventa un osservatore sensibile dell’animo umano, capace di intercettare temi oggi più attuali che mai: la precarietà, la solitudine, le relazioni complesse, il bisogno di libertà e la fragilità emotiva. In questa intervista, Salvatore Dall’Isola racconta il percorso creativo della graphic novel, i parallelismi tra le eroine pucciniane e la società contemporanea e il valore di uno sguardo nuovo per restituire all’opera lirica la sua forza più autentica: quella di parlare, ancora oggi, alla vita di tutti noi.

Giacomo Puccini

Nel progetto, Puccini dialoga idealmente con il presente. Quali aspetti del compositore lucchese ritieni più vicini alla sensibilità contemporanea?

Puccini è incredibilmente attuale perché nelle sue opere dà voce alla fragilità umana. I protagonisti de “La bohème” sono, a tutti gli effetti, i “fuorisede” di fine Ottocento. Vivono alla giornata, stretti in quella stessa incertezza per il domani. Le sue eroine sono spesso schiacciate da aspettative sociali o da un destino che non hanno scelto, proprio come i giovani di oggi che si sentono soffocare dalle pressioni esterne o dal confronto costante sui social. In un’epoca che ci vuole sempre performanti, Puccini ci dice che va bene essere fragili. Non giudica mai le debolezze dei suoi protagonisti, ma le trasforma in bellezza.

Il titolo riprende una celebre espressione legata allo sceneggiato interpretato da Alberto Lionello e diretto da Sandro Bolchi. Perché questa frase è ancora così attuale?

È una frase che, guardandoci intorno, sembra davvero la sintesi perfetta del nostro tempo. Ho ripreso quell’espressione storica perché oggi, forse più di ieri, viviamo immersi in un’incoerenza che disorienta: ci muoviamo tra egoismi esasperati e una cronaca che troppo spesso trasforma l’assurdo in normalità. Il titolo possiamo vederlo in due prospettive: ci possiamo sentire matti perché ci sembra di essere gli unici a dare ancora valore alla gentilezza o alla solidarietà in un mondo che sembra correre verso la direzione opposta o perché continuiamo a vedere un mondo disconnesso dalla realtà. In questo caos, la vera vita risiede in quei valori semplici che oggi sembrano rivoluzionari: l’amore, l’ascolto e la capacità di restare umani nonostante tutto. In fondo, se cercare la bellezza in questo mondo significa essere matti, allora forse è l’unica follia che vale la pena di abbracciare ancora.

Hai scelto il fumetto come linguaggio narrativo. Quanto è importante oggi utilizzare strumenti contemporanei per avvicinare il pubblico più giovane all’opera lirica?

È fondamentale. Spesso si commette l’errore di pensare all’opera lirica come a un mondo distante, chiuso in una teca di cristallo, ma la verità è che i temi trattati da compositori come Puccini sono incredibilmente vicini alla vita di tutti i giorni. Il fumetto diventa quindi lo strumento narrativo perfetto per rompere questo pregiudizio: ha un linguaggio narrativo contemporaneo, capace di abbattere quel muro di timore che a volte il teatro può incutere riuscendo attraverso l’immagine a portare l’opera fuori dai contesti formali.

Salvatore dell'Isola

 

Nella graphic novel emergono parallelismi tra le eroine pucciniane e le fragilità della società contemporanea. Come ha costruito questi collegamenti?

Se scaviamo nelle opere di Puccini, troviamo uno specchio dei nostri tempi. Personaggi come Manon, Tosca e Cio-Cio-San non sono solo icone del passato. Rappresentano la tragedia di chi si trova intrappolato in situazioni tossiche, manipolatorie o in matrimoni forzati che ancora oggi devastano migliaia di vite. Ma ci sono anche figure come Minnie o Turandot che ci parlano di riscatto e del coraggio di far valere i propri diritti. Sono donne che rompono gli schemi, proprio come chi oggi lotta per una società più equa. Il dolore delle eroine pucciniane richiama oggi quello dei bambini colpiti dalle guerre privati del calore materno, vittime silenziose di una follia umana che sembra non avere fine. Infine, c’è un parallelismo inquietante con il caso di Doria Manfredi. La giovane cameriera di casa Puccini si tolse la vita per le calunnie e il clima d’odio creato da parole non verificate. Ieri erano i pettegolezzi di paese e le lettere anonime, oggi i social possono trasformare le parole in armi, distorcere la realtà e diventare strumenti di odio spietato. Questa storia ci invita a non restare indifferenti davanti all’incoerenza di un mondo che corre verso il progresso, ma che sembra dimenticare i fondamentali della convivenza umana ma soprattutto il rispetto profondo per la dignità di ogni persona.

Personaggi come Manon, Tosca e Cio-Cio-San sono ancora oggi simboli di fragilità e forza. Cosa possono insegnare alle nuove generazioni?

Alle nuove generazioni insegnano prima di tutto che la fragilità non è una colpa. Ognuna di loro sfida le convenzioni del proprio tempo per inseguire un desiderio di libertà o di amore. Insegnano che ogni scelta ha un prezzo, ma che restare fedeli a sé stessi è l’unico modo per essere autentici. Le loro storie sono spesso segnate da amori tossici, manipolazioni e squilibri di potere. Guardare oggi alle loro tragedie significa educare i giovani a riconoscere quegli stessi segnali nelle relazioni moderne, dove l’ossessione viene spacciata per amore e sebbene le loro parabole finiscano spesso in modo tragico, la loro “forza” sta nel non essersi mai arrese all’indifferenza. Penso che insegnino ai ragazzi che non bisogna aver paura di provare sentimenti profondi, ma anche che è fondamentale avere gli strumenti per non farsi travolgere. Puccini ci ha lasciato queste storie per aprirci gli occhi: sono un invito a costruire un presente dove la gentilezza e il rispetto proteggano quella bellezza che, nelle sue opere, viene troppo spesso schiacciata dall’egoismo altrui.