Cristina Ferrari

Alessandra Giorda(Alessandra Giorda) Il Teatro Municipale di Piacenza è reduce dal significativo successo di Cronaca di un amore. Callas e Pasolini, opera di Davide Tramontano su libretto di Alberto Mattioli, proposta in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini (2025) e di Maria Callas (2027), andata in scena lo scorso 27 e 29 marzo. Non si tratta, tuttavia, di un successo occasionale, bensì della conferma di un percorso artistico ormai consolidato. Il Teatro Municipale di Piacenza sembra infatti aver fatto dell’eccellenza una vera e propria abitudine, grazie a una programmazione attenta, intelligente e capace di coniugare tradizione e contemporaneità. Deus ex machina di questo percorso è Cristina Ferrari, Direttrice Generale e Artistica del teatro lirico piacentino. Una figura di grande sensibilità culturale e di solida professionalità, che nel corso degli anni ha saputo traghettare un teatro di provincia verso una dimensione sempre più internazionale, valorizzandone l’identità e ampliandone al contempo l’orizzonte artistico. Sotto la sua guida, il Teatro Municipale di Piacenza si è progressivamente affermato come un punto di riferimento nel panorama lirico, capace di proporre progetti originali, nuove produzioni e collaborazioni di respiro internazionale, senza perdere il forte legame con il territorio.

TV2 Opera dedica lo Speciale Marzo 2026 ” Talenti in Luce” a Cristina Ferrari con l’intervista a seguire.

Cristina Ferrari

Il Teatro Municipale di Piacenza oggi è percepito come una realtà di respiro internazionale. Qual è stato il momento in cui hai capito che questo salto non solo era possibile, ma necessario?
Credo che non ci sia stato un momento preciso, piuttosto una consapevolezza maturata nel tempo. Il Teatro Municipale ha sempre avuto una vocazione importante, una storia e una qualità artistica che meritavano di essere riconosciute oltre i confini locali. A un certo punto è diventato evidente che rimanere ancorati a una dimensione esclusivamente territoriale avrebbe significato non valorizzare appieno questo patrimonio. Il salto internazionale non è stato un’ambizione, ma una responsabilità.

Portare un teatro di tradizione verso una dimensione globale significa anche ridefinirne l’identità: qual è oggi l’anima del Municipale?
L’anima del Municipale oggi è un equilibrio tra radici e apertura. È un teatro profondamente legato alla tradizione operistica italiana ma capace di dialogare con il presente e con il panorama internazionale. Non si tratta di snaturare, ma di ampliare lo sguardo: mantenere autenticità e al tempo stesso essere un luogo vivo, contemporaneo, attraversato da artisti, idee e sensibilità diverse.

La tua direzione si distingue per scelte artistiche forti e non scontate. Quanto conta il rischio nella costruzione di una stagione?
Il rischio è una componente inevitabile, ma direi anche necessaria. Senza una certa dose di coraggio, il teatro rischia di diventare prevedibile. Naturalmente il rischio va sempre ponderato, sostenuto da una visione e da una coerenza progettuale. Non si tratta di provocare, ma di proporre percorsi artistici che abbiano senso e che possano sorprendere, stimolare, talvolta anche spiazzare il pubblico.

Hai saputo attrarre artisti di risonanza mondiale: cosa cercano oggi i grandi interpreti in un teatro come il Municipale di Piacenza?
Gli artisti cercano autenticità, serietà e qualità del lavoro. Il Municipale offre un contesto in cui si può lavorare bene, in una dimensione quasi “familiare”. Inoltre, c’è un rapporto molto diretto con il pubblico, che è attento, competente e partecipe. Questo crea un’energia particolare che molti interpreti apprezzano profondamente.

Cristina FerrariStiffelio, Don Giovanni, L’italiana in Algeri: tre produzioni, tre successi: il pubblico oggi è cambiato o è il teatro che ha ritrovato un modo più autentico di dialogare con il pubblico?
Credo che entrambe le cose siano vere. Il pubblico è cambiato, è più curioso, più aperto, ma anche più esigente. Allo stesso tempo, il teatro ha forse trovato nuove modalità di dialogo, anche con l’utilizzo delle nuove tecnologie che spesso diventano parte integrante degli allestimenti, e con spettacoli in grado di dialogare con il presente e la contemporaneità. Quando c’è coerenza e qualità, il dialogo con il pubblico si ricostruisce in modo naturale.

Il Teatro Municipale di Piacenza è molto attivo nella formazione del pubblico più giovane. In un’epoca dominata da linguaggi rapidi e digitali, come si costruisce oggi il primo incontro tra un ragazzo e l’opera lirica senza tradirne la profondità?
La chiave è non semplificare in modo superficiale. I giovani percepiscono immediatamente quando qualcosa è autentico. Bisogna accompagnarli, fornire strumenti di lettura, creare contesti di ascolto, ma senza tradire la complessità dell’opera. Il linguaggio può essere mediato, ma il contenuto deve rimanere integro. È una sfida educativa, prima ancora che artistica.

Quando un giovane entra per la prima volta in teatro, cosa dovrebbe provare? Cosa fate, concretamente, perché quell’esperienza non resti isolata?
Dovrebbe provare stupore, curiosità, quasi un incantamento — che è spesso l’inizio di un’esperienza significativa. Perché non resti un episodio isolato, lavoriamo sulla continuità: percorsi educativi, incontri, laboratori, relazioni con le scuole e la emozionante settimana dedicata al “Campus Teatro” dove più di 100 Ragazzi trascorrono anche una notte insieme al Municipale. È fondamentale creare un legame, non un evento occasionale.

Volgendo lo sguardo al passato da quando hai accettato l’incarico al Teatro Municipale ad oggi, cosa ti dici per tutto il lavoro svolto?
Mi direi di continuare ad avere fiducia nel percorso intrapreso. È stato un lavoro complesso, fatto di scelte, di responsabilità e anche di momenti difficili, ma sempre guidato da una visione chiara. Più che guardare indietro con soddisfazione, sento il desiderio di continuare a costruire.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro del Teatro?
Consolidare il posizionamento nel panorama attuale, tenere sempre alta la qualità artistica e continuare a investire nella formazione del pubblico. Mi interessa molto anche sviluppare nuove progettualità, creare reti, collaborazioni e rendere il teatro sempre più un luogo aperto, dinamico, necessario per la comunità.

Nel mese in cui si celebra la donna, oggi quanto è ancora difficile ricoprire ruoli come i tuoi?
Molto è cambiato, ma non tutto. Esistono ancora resistenze, talvolta sottili, talvolta più evidenti. Tuttavia, credo che la strada sia ormai tracciata. Più che soffermarmi sulle difficoltà, mi interessa contribuire a creare contesti in cui il merito, la competenza e la visione siano gli elementi determinanti, indipendentemente dal genere.