Napoli nobilissima

Martedì 12 maggio 2026, alle ore 19.30, debutta al Teatro Carignano Napoli nobilissima, spettacolo composto da due atti unici di Raffaele Viviani: Don Giacinto e La musica dei ciechi. La regia è di Geppy Gleijeses che sarà in scena con Massimiliano Rossi, Lorenzo Gleijeses, Chiara Baffi e con Salvatore Felaco, Giuseppe Gaudino, Demi Licata, Giulia Turco, Mariavittoria Grieco, Valentina Merlo. I musicisti sono Antonio Mattiello (chitarra), Daniele Galasso (mandolino), Guido Esposito (violino), Fabio Pappalardo (clarinetto). Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Chiara Donato, le luci di Francesco Grieco.

Lo spettacolo, prodotto da Dear Friends e dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 24 maggio.

Geppy Gleijeses dirige due atti unici di Raffaele Viviani, offrendo uno spaccato della Napoli popolare e autentica. Nel primo, il vecchio Giacinto, un uomo d’onore e dignità, si trova a fronteggiare l’ipocrisia e la miseria umana; nel secondo, un’orchestrina di ciechi, guidata da un guercio e assistita da un pietoso venditore di ostriche, racconta una Napoli dolente e verace. Le musiche originali di Viviani, che s’intrecciano a canti, danze e prosa, avvolgono lo spettatore in un viaggio emozionante nel cuore del teatro partenopeo e restituiscono la forza lirica dei bassifondi, immergendo il pubblico in una realtà cruda e poetica.

Note di regia

«Raffaele Viviani è, con Eduardo De Filippo, il più grande autore teatrale napoletano. Ha esplorato, tranne nell’ultimo periodo della sua attività, la strada e i suoi eroi: miserabili, povera gente, rifiuti della società (così come Eduardo, mio Maestro, penetrò i gangli più reconditi dell’animo umano). Ma di Viviani ancora non si è esaminata fino in fondo la grandezza universale. Vicino a Bertolt Brecht, per tematiche e analisi umana, ma culturalmente lontanissimo non avendolo mai conosciuto o comunque preso come riferimento, Viviani, incredibilmente, pur non sapendo “scrivere” la musica — la fischiettava a un maestro — e non conoscendo le sonorità di Weil e di Eisler, è a quella temperie musicale estremamente vicino. Ho già diretto e interpretato Don Giacinto nel 2000 per il Festival di Benevento: è la storia agrodolce di un vecchietto dignitoso e a suo modo “nobilissimo”, bersagliato dalla dolente e variopinta umanità che lo circonda. La musica dei ciechi è, a mio avviso, con Sik Sik, l’artefice magico il più bell’atto unico mai scritto da autore napoletano: paragonato, ma addirittura superiore a I ciechi di Maeterlinck, narra la vicenda di un’orchestrina ambulante di ciechi, guidati da un guercio.»

ph: Tommaso Le Pera