Teatro Regio Torino

Martedì 20 gennaio alle ore 20 va in scena La Cenerentola di Giachino Rossini, gioiello del melodramma giocoso che trasforma la celebre fiaba in un racconto sul potere della bontà e del perdono. La produzione è impreziosita da tre importanti debutti: sul podio di Orchestra e Coro del Regio sale Antonino Fogliani, tra le bacchette di riferimento del repertorio belcantista; la regia del fortunato allestimento del Maggio Musicale Fiorentino è affidata a Manu Lalli; nel ruolo di Cenerentola il mezzosoprano di coloratura Vasilisa Berzhanskaya, dalla straordinaria estensione vocale. Accanto a lei, un cast che assicura energia teatrale e smalto rossiniano: Nico Darmanin (Don Ramiro), Roberto de Candia (Dandini), Carlo Lepore (Don Magnifico), Maharram Huseynov (Alidoro) e le artiste del Regio Ensemble Albina Tonkikh e Martina Myskohlid nei panni delle sorellastre Clorinda e Tisbe. Il Coro del Teatro è preparato dal maestro Piero Monti, che il Teatro ringrazia per la disponibilità a sostituire il maestro Ulisse Trabacchin.

L’Anteprima Giovani dell’opera — dedicata al pubblico under 30 — è sabato 17 gennaio alle ore 20. I biglietti sono esauriti.

La Cenerentola: ingegno al posto della magia

Composta in sole tre settimane e andata in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo è un concentrato di invenzione teatrale e musicale. Partendo dall’adattamento di Jacopo Ferretti della fiaba di Charles Perrault, l’opera trasforma la storia di Cenerentola in uno scintillante capolavoro dove il gioco dei travestimenti esplora il tema dell’identità capovolta: il principe si fa servitore, il servitore si finge principe, mentre l’unica a restare sempre se stessa è Cenerentola. Gli equivoci scardinano le apparenze, la magia lascia il posto all’ingegno e i simboli tradizionali della fiaba — fata, matrigna, scarpetta — diventano personaggi e oggetti nuovi: il filosofo Alidoro, il patrigno Don Magnifico (spassosissimo “intendente dei bicchier e presidente al vendemmiar”) e il celebre braccialetto. È la virtù interiore della protagonista, più che un incantesimo, a guidare il lieto fine.

«Sarà mia vendetta il lor perdono»: la forza rivoluzionaria del perdono

Pur nella sua veste sorridente e giocosa, La Cenerentola è un’opera dal forte valore simbolico. La protagonista incarna un ideale di bontà che non si lascia contagiare dall’odio, ma lo disinnesca con il perdono e con la scelta di non rispondere alla violenza con altra violenza. In un mondo popolato da arrivismo, vanità e meschinità, Cenerentola diventa pacificatrice: ricuce i rapporti spezzati, dà una seconda possibilità anche a chi l’ha umiliata. La sua ascesa sociale non è frutto di incantesimi, ma di pazienza, intelligenza e compassione; il vero riscatto non coincide solo con il matrimonio principesco, ma con la vittoria della conoscenza e della bontà su ogni forma di prepotenza. È un messaggio che conserva intatta la propria forza: nella Cenerentola rossiniana il perdono non è debolezza, ma una forza trasformativa che cambia il destino dei personaggi – e, idealmente, lo sguardo di chi ascolta.

 

Foto Daniele Ratti © Teatro Regio Torino