il ratto dal serraglio Tv2 opera

( Alessandra Giorda) Il Teatro Regio di Torino ha riportato in scena Die Entführung aus dem Serail (Il ratto dal serraglio)  di Mozart con l’allestimento barocco ed esteticamente sontuoso firmato da Michel Fau,  regia ripresa da Tristan Gouaillier, produzione dell’Opéra Royal de Versailles. Il risultato è uno spettacolo raffinato, visivamente magnetico e  attuale, capace di trasformare la “turcheria” mozartiana in un viaggio morale ed emotivo attraverso il tema della libertà.

La scenografia porta la firma di Antoine Fontaine e i costumi di David Belogou che insieme disegnano un Oriente teatrale, dichiaratamente artificiale, fatto di colori accesi, seta, turbanti piumati e architetture simmetriche. È un mondo che ammicca al gusto settecentesco, con un’ironia sottile che non scade mai nella parodia.
Le luci calde e dorate di Joël Fabing, ispirate al chiarore delle lampade a olio, avvolgono la scena in un’atmosfera esotica e sospesa, quasi fiabesca. L’impianto visivo funziona perché non pretende realismo, ma si fonde con  la dimensione del gioco teatrale e la trasforma in eleganza.

Fau costruisce una regia che cresce progressivamente: dopo un inizio apparentemente decorativo, la narrazione si fa sempre più densa e consapevole.
Il contrasto tra spazi aperti e luoghi chiusi, il giardino luminoso e il palazzo claustrofobico, diventa metafora evidente di una prigionia non solo fisica, ma psicologica. Il serraglio, infatti, viene rappresentato come un labirinto dell’identità, dove i personaggi sono costretti a misurarsi con la propria idea di amore, fedeltà e libertà interiore.

Alla guida dell’Orchestra del Regio,  la bacchetta di Gianluca Capuano, al suo debutto al teatro lirico torinese, offre una lettura elegante e trasparente. La sua direzione è attenta alla teatralità e alla parola cantata, capace di dare ritmo senza frenesia e respiro senza lentezze. L’Orchestra del Teatro Regio, sempre al top, risponde con precisione restituendo una scrittura mozartiana viva, ironica e affettuosa.

Il cast, purtroppo questa volta non eccelle particolarmente, anche dal punto di vista empatico, ma equilibrato e scenicamente ben affiatato, restituisce la leggerezza vivace del Singspiel.

La Konstanze di Olga Pudova offre un’interpretazione corretta, ma non riesce ad andare oltre una certa compostezza formale. La sua voce di soprano leggero, pur educata e ben controllata, risulta di dimensioni ridotte. Così una pagina come “Traurigkeit ward mir zum Lose”, che dovrebbe rivelare uno strazio intimo e commosso, scorre via senza quel vero abbandono nostalgico che la rende memorabile. Il soprano ha svolto una recita  diligente, ma scolastica.

Manuel Günther è  un Pedrillo limpido e ben scolpito, convincente anche sul piano attoriale, soprattutto nell’inno a Bacco “Vivat Bacchus! Bacchus lebe!”, dove la proibizione musulmana del vino diventa pretesto per un gustoso duetto comico con Osmin, Wilhelm Schwinghammer, basso che , ha svolto una recita  scenicamente attraente e ben delineata, ma pecca nel registro grave che  il ruolo richiede.

Leonor Bonilla è Blonde incarna alla perfezione la soubrette vivace e arguta: la si loda per  la vertiginosa salita all’acuto di “Durch Zärtlichkeit und Schmeicheln”   scintillante e piena di brio in “Welche Wonne, welche Lust”.

Esordio  infelice per il Belmonte di Alasdair Kent, tenore, che poco migliora durante la recita. E’ uno dei ruoli più complessi e sfaccettati del repertorio tenorile mozartiano. È un personaggio nobile, sensibile e animato da un amore puro, ma vocalmente richiede ben più della semplice eleganza. E’ un ruolo difficile, tecnico e psicologicamente ricco dove il tenore australiano ha presentato varie lacune.

Plausi si spendono per l’eccellente attore Sebastian Wendelin e  per il coro di Giannizzeri con Eugenia BraynovaRoberta GarelliLeopoldo Lo Sciuto e Lorenzo Battagion.

Teatro pienissimo e pubblico gaudente con applausi non certo parchi.

Il Ratto dal serraglio al  Teatro Regio si distingue per la sua raffinatezza visiva, per l’equilibrio musicale di Capuano e per la mano registica di Michel Fau, capace di rendere brillante, ironico, ma anche profondamente umano il mondo di Mozart.

Ciò che rende questo Ratto dal serraglio particolarmente memorabile è la sua capacità di apparire modernissimo pur senza tradire alcun elemento della tradizione.
La scelta di valorizzare il tema del perdono, non come gesto di potere ma come atto di umanità, risuona con forza. L’opera, nel suo epilogo, ricorda che la grandezza non risiede nella conquista, ma nella generosità, nel superamento dell’odio e della vendetta. È uno spettacolo che non si limita a incantare lo sguardo: invita a riflettere, con leggerezza e intelligenza, sul dialogo tra culture, sul senso della libertà e sulla potenza del perdono.

Un allestimento che rimane negli occhi e nella mente.

Recita del 10/11/2025