| «Roberto Devereux, composto a Napoli “ai tempi del colera” del 1837, esalta e compendia la trilogia che Donizetti compose sulle regine Tudor (prima c’erano state Anna Bolena e Maria Stuarda), per tanti versi lo stesso stile compositivo del Bergamasco, segnandone irrimediabilmente anche la vita personale che, come sappiamo, non fu tra le più felici. In quell’anno di svolta, perse la sua amata Virginia e il loro bimbo neonato e, in uno stato di assoluta prostrazione (“Io sarò infelice eternamente”, aveva scritto in una lettera al cognato) il successo riscosso al San Carlo il 28 ottobre dal Devereux fu una soddisfazione e un’àncora. Il pubblico napoletano amò subito quell’opera, apprezzandone anche il libretto, al punto che il bravo Cammarano venne chiamato alla ribalta insieme al compositore e agli interpreti. Il successo continuò un po’ per tutto l’Ottocento ma è stata la Renaissance novecentesca di Donizetti ad imporre definitivamente l’opera nel repertorio, facendone un cardine della drammaturgia romantica e un approdo per il virtuosismo vocale e attoriale della primadonna chiamata a cantare l’impervia parte di Elisabetta: da Giuseppina Ronzi De Begnis che la interpretò per prima, fino ad oggi, le più superbe belcantiste si cimentano con quella figura così moderna, piena di chiaroscuri, dilaniata interiormente, femmina e regina, donizettiana all’ennesima potenza.

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