(Alessandra Giorda) Dopo il grande successo riscosso al Teatro Verdi di Trieste, dove ha conquistato pubblico e critica con un’interpretazione di straordinaria intensità, Sanja Anastasia, mezzosoprano, racconta il complesso universo di Klytämnestra, una delle figure femminili più enigmatiche e tormentate del teatro musicale. Nell’Elektra di Richard Strauss, la regina di Micene non è soltanto la madre colpevole del mito, ma un’anima lacerata dal trauma, dalla colpa e dall’impossibilità di sfuggire al proprio passato.
In questa intervista l’artista ci accompagna dietro le quinte della produzione triestina, svelando le sfide vocali e interpretative di un ruolo estremo, il lavoro con il direttore Enrico Calesso e il regista Marco Filiberti, e offrendo una riflessione di sorprendente attualità sui grandi temi che attraversano il capolavoro di Strauss: il potere, la verità, la vendetta, il perdono e le ferite che si tramandano di generazione in generazione. Un dialogo che invita a guardare oltre il mito per scoprire l’umanità nascosta di Klytämnestra e, forse, anche qualcosa di noi stessi.

Klytämnestra è uno dei personaggi femminili più complessi del repertorio operistico: una regina tormentata, perseguitata dagli incubi e dal senso di colpa. Qual è stata la tua chiave di lettura per restituire tutta l’umanità di questo personaggio, al di là dell’immagine della “madre assassina”?
Clitennestra è molto più dell’archetipo della “madre assassina”. Per me è una donna che vive segnata dal trauma, dalla paura e dalle conseguenze delle proprie scelte. I suoi crimini non possono essere giustificati, ma possono essere compresi nel contesto del suo passato: il sacrificio di Ifigenia, il senso di tradimento e il peso incessante della colpa. Cerco sempre di mostrare la sua vulnerabilità e la sua solitudine, perché è proprio nelle crepe della sua personalità che risiede la sua più autentica umanità.
In Elektra, Richard Strauss costruisce una partitura di straordinaria intensità emotiva e orchestrale. Quali sono le principali sfide vocali e interpretative che questo ruolo ti pone e come riesci a mantenere l’equilibrio tra forza drammatica e precisione musicale?
Il ruolo di Clitennestra richiede un’enorme disciplina vocale. La musica di Strauss è densa, l’orchestra è possente e ogni parola deve conservare il proprio peso drammatico e la massima chiarezza. La sfida principale consiste nel trovare l’equilibrio tra l’intensità emotiva e il controllo tecnico. La tecnica vocale deve essere così solida da permettere una totale libertà interpretativa, perché solo in questo modo musica e dramma possono fondersi in un’unica espressione.
Il confronto tra Klytämnestra ed Elektra è uno dei momenti più intensi dell’opera. Come si costruisce in scena questa tensione psicologica insieme alla collega che interpreta Elettra? Quanto conta la sintonia tra gli interpreti?
La scena tra Clitennestra ed Elettra è innanzitutto un duello psicologico. La tensione non nasce soltanto dal testo, ma anche dall’ascolto profondo del partner in scena. Con la collega che interpreta Elettra costruiamo un rapporto di fiducia durante le prove, perché solo sentendoci reciprocamente sicure possiamo spingerci fino ai limiti estremi dell’intensità emotiva. Questo rapporto è fondamentale: il pubblico deve percepire lo scontro tra due anime profondamente ferite, non semplicemente tra due personaggi contrapposti.
Strauss e Hofmannsthal hanno dato vita a un dramma che ancora oggi parla al pubblico di temi universali come il potere, la colpa, il desiderio di vendetta e le ferite familiari. Perché, Elektra continua a essere così attuale?
Elektra continua a essere straordinariamente attuale perché affronta temi universali che non smettono mai di riguardarci: il trauma, la violenza familiare, il senso di colpa, il desiderio di vendetta e l’impossibilità di sfuggire al passato. Strauss e Hofmannsthal mostrano come le ferite irrisolte possano attraversare le generazioni. È proprio per questo che il pubblico continua a riconoscersi in questi personaggi, pur immersi nel mondo del mito antico.
Hai interpretato numerosi ruoli drammatici nel corso della sua carriera. C’è qualcosa di unico in Klytämnestra che ti distingue dalle altre grandi figure femminili del repertorio e che continua a sorprenderti ogni volta che la affronta?
Ciò che rende Clitennestra un personaggio unico è la sua complessità. Non è né un mostro né una vittima: è entrambe le cose allo stesso tempo. Ogni volta che torno a interpretarla scopro una sfumatura diversa: a volte emerge soprattutto la sua paura, altre il suo dolore, altre ancora il desiderio di una pace che non riuscirà mai a trovare. È proprio questa inesauribile profondità a rendere il ruolo sempre sorprendente e artisticamente stimolante.
Il Teatro Verdi di Trieste ha una lunga tradizione nell’esecuzione del grande repertorio mitteleuropeo. Che atmosfera hai trovato durante le prove e come descriveresti il lavoro con il direttore d’orchestra e il regista nella costruzione di questa produzione?
Al Teatro Verdi di Trieste ho trovato un’atmosfera di grande amicizia, professionalità e autentica dedizione all’opera. Tutti eravamo accomunati dall’obiettivo di restituire con la massima fedeltà la visione di Strauss. La collaborazione con il direttore d’orchestra bravissimo Maestro Enrico Calesso è stata estremamente stimolante perchè ha saputo costruire un equilibrio perfetto tra la potenza dell’orchestra e le esigenze dei cantanti. Allo stesso tempo, il magico regista Marco Filiberti chi viene dalla mondo del film e prosa ha insistito sulla verità psicologica di ogni personaggio. Questa combinazione di precisione musicale e profondità teatrale ha creato un clima di lavoro davvero creativo durante tutto il periodo delle prove.
Se dovessi invitare il pubblico a entrare nel mondo di Elektra con una sola frase, quale aspetto di quest’opera vorresti che portasse con sé uscendo dal teatro?
Vorrei invitare il pubblico a entrare nel mondo di Elettra, intraprendendo un viaggio attraverso gli angoli più oscuri dell’animo umano, dal quale emergerà con una comprensione più profonda di come amore, odio, colpa e perdono siano indissolubilmente intrecciati. Le relazioni descritte in Elettra, anche le più oscure, non sono altro che reazioni a determinate azioni.
C’è una frase attuale e profonda di Clitennestra che afferma che lei non vuole sapere cosa è la menzogna e cosa la verità perché la verità non potremo mai sapere. Non viviamo anche noi con i stessi dubbi e facciamo spesso scelte sbagliate?
“Was die Wahrheit ist, das bringt kein Mensch heraus”
“Forse è tempo di scoprire la verità e fare le nuove scelte”.




