Questa serie non è il ritratto di un volto, ma di un divenire.
Ogni colore che fuoriesce dal guscio parla della lotta umana per rinascere.
Qui l’uovo non è una semplice forma, ma una metafora dell’esistenza,
che racchiude in sé sia la fragilità della vita che il potenziale della creazione.
La domanda “Chi sono io?” non trova più la sua risposta in un volto fisico,
ma in una vibrazione interiore.
L’artista definisce il sé non attraverso la forma,
ma attraverso la dissoluzione della forma.
Questa dissoluzione riecheggia la nascita sperimentata nella coscienza individuale e collettiva.
Quando le uova si rompono, anche il volto si crepa;
perché ogni sé deve subire la propria nascita ripetutamente.
Queste fratture segnano, in termini freudiani, l’emersione del rimosso,
e in termini junghiani, il momento in cui l’ombra viene alla luce.
